RUSSIAN DOLL – l’universo vuole prendersi gioco di me… ma io non voglio giocare

Written by on 24 Febbraio 2019

RUSSIAN DOLL
Natasha Lyonne è Nadia Volvocov, 36 anni, di origine russa. Maxine, l’attrice Greta Lee, amica dal fascino tipicamente “chinachic”, le organizza il compleanno nella propria casa, popolata da un altrettanto tipica fauna newyorkese, radical e hipster.

Nadia, nella prima scena, è nel bagno della casa, pareti scure dalle sfumature metalliche, industrial, grande specchio rotondo dorato nel quale si fissa la sua immagine infuocata. Sottofondo di Harry Nilsson, “Gotta Get Up”: Nadia si specchia, si gira, apre la porta, stretta e a sesto acuto, la cui maniglia è una mezza Colt perfettamente funzionante, ed entra nel mezzo della festa dove comincia salutare amici più o meno conosciuti. Il lungo piano sequenza l’accompagna fino all’incontro con l’amica. Così comincia il circolo apparentemente senza fine di questa serie Netflix, senza dubbio ingegnosa, che sa comunicare perfettamente ciò per cui è stata realizzata.

Il loop temporale, che si ripete continuamente ripartendo da una scena iniziale, modificandosi ritorno dopo ritorno, è ormai un classico sia nei film (dal giorno della marmotta di “Ricomincio da capo“, commedia del 1993 con Bill Murray), che nella serialità fantascientifica e fantastica, poiché genera tante dinamiche interessanti e piena di potenzialità espressive. In questo caso, non si tratta di fantascienza o di fantasy; la protagonista fai i conti con la propria morte, con la solitudine di una New York tanto social quanto aridamente asociale, con la disillusione di una generazione che vive la propria maturità come un inutile languido alternarsi di eventi cool, amori take away e acquisti notturni improbabili dal “pakistano“ di quartiere.

La “prima” morte sopraggiunge per investimento dopo aver fatto sesso con uno sconosciuto; si torna di nuovo nello stesso bagno di prima… “Gotta Get Up” diventa totmentone… immancabile sensazione di dejavù della protagonista. Forse sarà stata la sigaretta “alla cocaina” del pusher sikh di Maxine? Fatto sta che poi ri-muore cadendo dalle scale un paio di volte, due o tre volte dentro un tombino aperto e poi tanti altri incidenti, anche fantasiosi e ridicoli, che coinvolgono amici e sconosciuti.

Nadia, informatica che lavora, probabilmente con grande libertà, da casa, è sessualmente iperattiva, fuma continuamente ingoiandosi le sigarette come non si vedeva da tempo in una produzione americana. Ha i capelli rossi e ricci, una criniera quasi più grande del suo corpo minuto. I capelli la fanno sembrare una Maria Schneider del XXI secolo, meno sensuale di “Ultimo tango a Parigi”, ma tanto più vera nelle psicopatologie sociali che la caratterizzano e che la fanno facilmente sentire vicino a ciascuno di noi, quelli tra i quasi-quaranta e i cinquanta.

Nel suo “eterno ritorno” mette al giusto posto a fatica i tasselli per chiudere la faccenda, ma nel frattempo ci accompagna attraverso l’assurdo, il surreale, il tragico e il comico; tutto condotto con ritmo incalzante dalla cinica ironia della Lyonne, che è anche autrice della sceneggiatura; forse perché questa è una interpretazione che non tutte le attrici avrebbero potuto interpretare allo stesso modo. In Nadia c’è tutta la Lyonne della vita vera: New York, insieme megalopoli straniante e vita di quartiere, le sue paturnie ebraiche “alla Woody Allen”, l’aggressività permanente di una personalità con profonde lacerazioni interiori, la quotidianità con l’abuso di fumo, alcol e droga, vissuti come complementi di arredo dell’esistenza nella stessa misura del cellulare. Ed ovviamente, si porta dietro una parte, quella scura e tragica, del carattere di Nicky Nichols in “Orange is the new black“, altra mega serie Netflix, di cui era personaggio affatto secondario.

Russian Doll è una di quelle serie che speri possano continuare all’infinito, ma sei invece felice che alla fine della stagione si chiuda definitivamente dando un senso compiuto alle emozioni provate guardandola. Quindi, brava Natascha Lyonne nella sceneggiatura, brava Natascha Lyonne nell’interpretazione, grande qualità della messinscena dell’intreccio…

… Unico neo, se ti infili in una maratona notturna di Russian Doll ne esci disfatto al mattino, data la lunghezza (70/75 minuti) di ciascuna puntata. Da non perdere.

Davide Grasso

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